Sono passati quasi due anni da quel fatidico Martedì 14 Agosto 2018 in cui l’immane tragedia del crollo del Ponte Morandi sconvolse la città di Genova nonché l’intero Paese, costretto a piangere sui corpi di 43 vittime innocenti, poiché questo fu il numero delle persone gravemente coinvolte in quella sciagura.

L’Italia delle inefficienze, della non curanza e dell’abbandono si ritrovò così, ancora una volta, a fare i conti con i propri limiti e con la sciatteria di una Classe dirigente sempre più corrotta ed incapace di assolvere al proprio compito con rettitudine morale e senso di responsabilità.

Poi, come spesso accade, a pagarne l’estreme conseguenze furono solo quei tanti inconsapevoli cittadini inghiottiti nel baratro di un atroce destino, che era lì ad attenderli in quell’infausto e dannato pomeriggio di pioggia, sebbene fosse la vigilia di Ferragosto.

Al grave lutto, seguirono settimane di polemiche per la scarsa manutenzione effettuata, benché alcune verifiche e sopralluoghi antecedenti al crollo avessero già evidenziato le criticità strutturali di un’opera realizzata fra il 1963 ed il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A su progetto, appunto, dell’ingegner Riccardo Morandi.

Nonostante tutto, ebbe iniziò un serrato confronto sul da farsi, per restituire ai genovesi il suo glorioso simbolo e ricostruire quel tramite che potesse nuovamente ricongiungere una città ormai spezzata in due e, pertanto, non solo nel suo orgoglio. A mettere tutti d’accordo realizzando il progetto, ci pensò un genovese illustre: l’architetto Renzo Piano.

Oggi, 28 Aprile 2020 una data storica. Dopo un’attesa di 620 interminabili giorni, l’ultima campata del nuovo ponte è stata finalmente innalzata a sostegno di un percorso di 1067 metri complessivi. «Non è un miracolo, ma la normalità», si è limitato a dire lo stesso Renzo Piano. Ma è chiaro che in un Paese come il nostro, è proprio quell’aggettivo ‘normale‘ a risuonare sempre in modo così estraneo e stridente con la storia ed il costume del popolo italico.